Giuseppe Biguzzi / “millenovecentoventinove”

Dopo il consenso del primo appuntamento della rassegna Primo Mercato (“tremilionidilire” di Dario Agrimi), la galleria di Luigi Solito scommette ancora su un artista sul quale si sta concentrando l’attenzione del mercato e che negli ultimi anni sta dimostrando di avere le premesse per divenire, in un futuro prossimo, uno dei nuovi protagonisti dell’arte italiana.

È la volta di Giuseppe Biguzzi con la sua ultima produzione artistica “millenovecentoventinove”. Così come per l’intero progetto, la curatela è affidata al critico Marcello Francolini nel tentativo non solo di promuovere la giovane arte ma anche di supportare la giovane critica. L’esposizione sarà visitabile fino al 30 luglio.

Trascrivere in lettere una cifra, in questo caso relativa a un anno, serve a voler enfatizzare un determinato momento storico. È un espediente attraverso il quale il numero prende la forma di una determinata data, una forma che trova senso in rapporto ad un accadimento passato. Resta da chiedersi a quale fenomeno in particolare si riferisca la forma di questa data. La contestualità del progetto Primo Mercato in cui rientra la mostra ci aiuta a capire che si tratta di un tentativo di immaginificazione dell’economia.

Dunque il concetto di “economia” e l’anno “millenovecentoventinove” riconducono alla “Grande Depressione”. Questo il richiamo di “millenovecentoventinove” di Giuseppe Biguzzi. Ma in queste opere non v’è traccia della numerologia finanziaria che ci si potrebbe aspettare dopo l’iniziale disamina sul senso del titolo della mostra. C’è invece il corpo, o meglio i corpi che vivono nello spazio delle tele. Corpi che si isolano da tutto il resto, o che forse sono il resto di ciò che era il corpo. Perché altrimenti nominare l’economia ed esporre corpi? Non sono forse questi tentativi di mostrare il corpo sotto l’effetto della finanziarizzazione del mondo? Se abbiamo divagato sulla crittologia del titolo, non è forse proprio la “Grande Depressione” l’allusione ultima di questi corpi?

 

Primo Mercato nasce con l’obiettivo di maturare un nuovo collezionismo d’avanguardia nella città di Napoli. Così come fu al tempo di Lucio Amelio, l’esigenza è di investire sull’arte corrente, ritrovare il piacere di scovare il talento celato dando quindi fiducia e sostegno allo stesso mercato dell’arte italiana, sempre più capace di confrontarsi con quello internazionale. E allo stesso tempo facilitare l’incontro tra l’artista ed il collezionista nella fase in cui lo scambio, dal punto di vista finanziario, è ancora “affordable”.
La titolazione Primo Mercato svela, quindi, una doppia prospettiva d’indagine: non solo si riferisce all’artista contemporaneo che si relaziona al mercato dell’arte attraverso la vendita delle sue opere in galleria, ma contemporaneamente contribuisce a riflettere e a indagare il rapporto odierno fra il modo dell’arte e il “valore economico” invitando gli artisti a confrontarsi sulla possibilità che la prima, l’arte, diventi fonte di sapere sulla seconda, ovvero, sull’economia di mercato.
In Italia, a differenza di altri paesi europei, non esiste un supporto territoriale e nazionale di enti ed istituzioni che accompagnino gli artisti nel loro percorso di ricerca e di evoluzione del proprio pensiero e del proprio stile; con Primo Mercato Spazio NEA vuole costruire un capitale “reputazionale” solido che sia capace di mettere insieme tutti i fattori che partecipano attivamente al sistema artistico attuale: artista, dealer (o gallerista) e collezionista.

Dopo Dario Agrimi e Giuseppe Biguzzi, gli artisti invitati a far parte della prima edizione di Primo Mercato sono Elio Varuna a settembre, Roberto Marchese a ottobre e, a chiudere la rassegna, g.olmo stuppia a novembre.

 

Giuseppe Biguzzi (Ravenna, 1968) artista che immortala “sentimenti ed emozioni” attraverso la trasposizione pittorica di forti sensazioni affidandole alla bellezza dei corpi di donna che dipinge. Sono soggetti dipinti più volte in numero progressivo; modelle giovani e magre spesso colte in un atteggiamento di chiusura, girate di spalle, curve o raggomitolate, nell’atto di abbracciare se stesse. Dal 2006 partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero; presente alle edizioni 2013, 2014, 2015 della Fiera Internazionale d’Arte Artaipei a Taipei (Taiwan). Vive e lavora a San Donà di Piave (Venezia).